Se vi parlo di Funeral cosa vi viene in mente ? Chitarre pesantissime, atmosfere cupe e tematiche come la morte, il suicidio ecc; mai vi verrebbe da pensare al mare ? Se per caso succede vuol dire che sapete già di cosa sto parlando.
Gli Ahab nascono in Germania nel 2004 da un' idea di due chitarristi, ex componenti dei Midnatsol (Melodic Death).
Il nome del gruppo fa riferimento al capitano della baleniera Pequod, del celebre romanzo Moby Dick, e il progetto dei nostri ruota tutto attorno al rappordo dell' uomo con il mare. La prima demo "The Oath" viene autoprodotta e distribuita in 30 copie, dopo 2 anni, trovati batterista e bassista firmano con la Napalm Records e danno alla luce il loro primo album: The Call of the Wretched Sea.
L' album è un tributo all' opera di Herman Melville e al suo demone bianco, vera e propria fissazione dello sfigurato capitano Achab.
Immaginate di essere su una zattera alla deriva dispersi nell' atlantico, il mare in burrasca viene sferzato da un' imponente tempesta e siete completamente attoniti davanti all' immensità dell' oceano; questo è quello che trasmette l' album, definito dagli stessi Ahab come Nautic Funeral Doom.
Per enfatizzare e richiamare alla mente il mare un pesantissimo riverbero ci accompagna per tutto il disco, insieme a una batteria a volte lenta, a volte con un serrato blast beat usato inteligentemente senza velocizzare il ritmo dell' album.
L' album inizia con "Bellow the Sun", l' intro del brano è dato in mano a synt e chitarra, i nostri con questa prima traccia ci trasportano dalla terra ferma in mezzo a alte onde e burrasche, sentiamo quasi il vento stordirci le orecchie e un lontano richiamo di marinai morti in mare.
Il Pacifico, la seconda traccia, una monotona batteria ci accompagna in questo oceano apparentemente tranquillo, una tranquillità che ci spaventa in attesa di avvistare la grande balena bianca, il sole ci acceca gli occhi e i marinai iniziano a delirare parlando di visioni infernali scaturire dalle oscure profondità marine.
La notte scende portando una fresca brezza marina, il cielo si mostra in tutta la sua immensità, ma in lontananza un' alto muro di nubi si avvicina brillando tra tuoni e fulmini. Le onde fanno dondolare la baleniera e una fitta pioggia inizia a scendere sulla ciurma, allertandola dell' imminete tempesta. Non si ha neanche il tempo di fissare corde e vele che si viene trasportati in un inferno marino.
La mattina puzza di morte e sale, l' aria si fa rarefatta e tutto intorno è orribilmente silenzioso, una nebbia fitta si alza come vomitata da un Atlantide in rovina e poi si avvista, il colossale mostro bianco, la sua figura emerge da quelle acque nere e putride che sono state la sventura di centinaia di uomini.
L' immonda bestia inizia a ruotare intorno alla nave, le scialuppe vengono preparate per la caccia, gli uomini armati di fiocine.
Mentre la balena emerge mostrandosi in tutta la tua terribile dimensione è il capitano a prendere parola, un vecchio uomo che ha dato la vita per una caccia, gli occhi grigi tutto d' un tratto brillano di una diversa luce, vuole la sua vendetta, vuole soddisfare il suo desiderio di uccidere la sua ossessione, una monomania con cui convive da anni e che forse non potra mai avere fine.
Con The Hunt gli Ahab si fermano un attimo come a meditare, con un piacevole riff di chitarra, pregustando il momento in cui il bianco leviatano tingera con il suo sangue l' intero oceano.
Ahab's Oath è la degna conclusione di questo capolavoro, i tedesci ci fanno rituffare per l' ultima volta nelle gelide acque, tra cadaveri, sangue e mostri marini, in un maleodorante chaos di funeral doom.
Un Funeral Doom eccelso quindi, a mio parere uno dei migliori da anni, per un genere che ha avuto il suo apice nei primi anni 90 e ora, dopo più di dieci anni riproposto senza perdere d' efficacia e ipnotizzando al primo ascolto qualsiasi amante del genere.
Il titolo riassume perfettamente il concept album attorno a cui ruota la band, una chiamata a cui non si può resistere, un bisogno ancestrale di sfidare il mare e le oscure creature che lo abitano.