martedì 9 aprile 2013

Recensione: Sky Burial - Inter Arma

Figli di un certo Black Sludge/post bla bla che negli ultimi anni sta prendendo piede sia negli States che nel vecchio continente i Virginiani Inter Arma escono con il loro secondo album sotto la leggendaria Relapse Records.
Sky Burial e già la copertina rappresenta il titolo dell' album, con un altare stagliato nel cielo costruito da stracci e legni pietrificati, che sorreggono uno scheletro sotto un cielo che minaccia tempesta.

L' album parte con una bella sfuriata black/sludge piacevole all' ascolto, ma niente di così innovativo da urlare al miracolo, ma sono la seconda e la terza traccia (rispettivamente "The long road Home (Iron Gate)" e "The long road Home") che smontano tutte le aspettative precostruite, ritrovandoti a vagare in un' acida atmosfera degna dei migliori Pink Floyd, niente testo, solo una chitarra senza distorsione e il suono del vento.
Solo alla fine di "The long road Home" si ritorna al presente facendo un salto in avanti di 40 anni ai giorni nostri e tornando al Black delle "origini".
I pezzi successivi sembrano adesso molto più influenzati dall' atmosfera settantiana, la voce distanziata con riverbero, la chitarra che ronza la stessa monotona litania, a un certo punto in "Destroyer" si sentono persino dei sonagli.
Ed ecco "Sblood", la batteria ci arriva all' orrecchio da arcaiche grotte di pietra,la voce per quanto urlata viene percepita sempre molto distante (ricorda molto quella dei Kylesa), questa canzone è la prima che ho sentito dell' intero album, utilizzata per il video promozionale, e subito mi ha fatto pensare ai cruster Amebix o ai post-punk Killing Joke, soprattutto per l' utilizzo della batteria.
Con "Westward", la canzone più southern sludge di tutto l' album, con tipici riff doom, il black rimane solo per la voce e le atmosfere create, per il resto i nostri sfruttano a pieno l' influenza del metal del profondo sud.
Con la penultima traccia "Love Absolute" facciamo di nuovo un passo indietro (anche più di uno) per tornare a soluzioni più acustiche, un preludio all' ultima traccia che è anche la title track, che sembra una figlia bastarda di due generazioni che si scontrano, qualcosa che viene intuito in tutto l' album e viene partorito solo alla fine, ottima quindi anche la disposizione dei vari pezzi.

Un gruppo che ha imparato bene la lezione senza cadere nel banale insomma, mettendoci del personale e riuscendo nel loro intento, un' ottimo album nel complesso, ma c'è ancora spazio per andare oltre e approfondire.

Su Bandcamp potete ascoltare l' album per intero.


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